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Dati Istat allarmanti sulla natalità: passare dalle parole ai fatti

1 Aprile

I dati appena pubblicati dall’Istat sulla natalità confermano, ancora una volta, la gravità della questione demografica e dimostrano che un radicale cambio di passo non è più una opzione ma una necessità impellente.

In termini assoluti, lo scorso anno in Italia sono nati 370 mila bambini e cioè 10 mila in meno del 2023. Un calo del 2,6% annuo. Fra le motivazioni di questo preoccupante, ulteriore collasso, non solo la diminuzione del tasso di fecondità ma anche il diminuire delle potenziali mamme e papà. Le donne italiane, nel corso del 2024, hanno messo al mondo 1,18 bambini ciascuna all’età media di 32,6 anni. Un dato identico a quello delle emiliano-romagnole per quanto riguarda l’età del primo parto e superiore di uno 0,01 alla media nazionale per quanto riguarda i nuovi nati in Emilia-Romagna, che si attestano all’1.19.

Per avere una panoramica regionale esaustiva con i dati Istat occorrerà aspettare alcuni mesi, ma una recente ricerca intitolata “Sette montagne, otto colline e una pianura” (G. Bovini e F. Chiarini, ed. Pendragon 2025) ci restituisce degli elementi ancora più allarmanti sulle aree interne della nostra Regione. In queste aree “fragili”, stando ai dati riportati, c’è un rapporto di 213 anziani su 100 bambini e si prevede che tra 20 anni questo rapporto sarà di 324 su 100. Invertire la rotta non solo è doveroso, ma è necessario anche in queste zone delle quali non ci siamo mai occupati seriamente.

Senza coltivare un terreno favorevole per la ripresa della natalità è impossibile pensare di costruire il nostro futuro. Lo scorso 25 marzo, tutta l’Assemblea legislativa si è impegnata a costituire un Intergruppo consiliare per il contrasto all’emergenza demografica sulla base di un Ordine del giorno (Odg) da me presentato. È un segnale importante, perché l’intergruppo opererà sotto diversi profili, il più importante dei quali sarà la redazione di un Progetto di Legge che includa strumenti innovativi a sostegno della natalità e della famiglia. Dovrà pensare anche a misure trasversali a diversi ambiti come le politiche fiscali, abitative, scolastiche, sociali, educative, occupazionali, sanitarie e dei trasporti con una attenzione particolare alla conciliazione vita-lavoro.

Nella stessa direzione e soli due giorni dopo l’approvazione del mio Odg, si è mossa anche la Conferenza Stato-Regioni con l’approvazione della proposta di schema del Piano Nazionale per la famiglia 2025-2027 formulata dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia del Ministero per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità.
Fra i punti fondamentali del documento, il ruolo giocato dal territorio, non più considerato come un mero spazio fisico, geografico e amministrativo, ma come “un ecosistema abitato da una pluralità di attori sociali diversi (Pubbliche amministrazioni, imprese, terzo settore, reti primarie e famiglie) che cooperano per lo sviluppo del benessere della famiglia, mettendo a sistema e valorizzando le risorse di tutti, in primis quelle della famiglia che è, a tutti gli effetti, un soggetto attivo nella co-progettazione degli interventi che la riguardano”.

Non resta che passare dalle parole ai fatti.

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