Il Presidente De Pascale ha ritenuto di anticipare alla stampa alcune importanti ed impattanti azioni presenti nel bilancio di previsione non ancora depositato.
Riteniamo questa scelta totalmente irrispettosa del ruolo dell’Assemblea legislativa e inaccettabile nei contenuti.
Apprendere dai giornali di una manovra di bilancio “lacrime e sangue” che avrà un impatto così importante per la vita delle persone, senza aver avuto, come Consiglieri regionali, alcun tipo di anticipazione o interlocuzione in Commissione, dimostra il modus operandi di questa Giunta.
Anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno criticato fortemente la Giunta, giudicando la conferenza stampa senza un confronto con le parti sociali un’uscita sbagliate ed irrispettosa.
La prima e immediata disposizione sarà l’aumento dell’addizionale IRPEF per il terzo e quarto scaglione (28.000-50.000 e oltre i 50.000). A partire dal 2026, inoltre, il bollo auto subirà un aumento del 10% per tutti i veicoli e l’aliquota dell’IRAP per le imprese aumenterà dello 0,3%. La Giunta si è presa inoltre un mese di tempo per capire come intervenire anche sui ticket sanitari, ovviamente sempre al rialzo.
Tali aumenti vanno a colpire in maniera indiscriminata le famiglie e le imprese già provate da una, ormai prolungata, congiuntura economica negativa a cui sono aggiunti i danni provocati dalle recenti alluvioni, ad oggi non ancora ristorati.
L’aumento dell’IRPEF inoltre non pare avere il profilo di progressività che sarebbe coerentemente richiesto, in quanto l’aumento previsto per la fascia 28.000-50.000 sarebbe dell’1%, mentre l’aumento per la fascia oltre i 50.000 sarebbe dell’1,06%;
Anche il terzo settore, spina dorsale dei servizi socio-sanitari regionali, sarebbe colpito da questi aumenti con il serio rischio di precluderne l’azione virtuosa.
Il Presidente De Pascale ha spiegato come gli aumenti si sarebbero resi indispensabili a fronte di un disavanzo di Bilancio di circa 300 milioni, dettati quasi esclusivamente dal deficit sanitario, dei quali 100 milioni sarebbero stati reperiti diversamente.
Non possiamo non ricordare come, in campagna elettorale, l’attuale maggioranza abbia sempre negato l’esistenza di un debito sanitario consistente, così come non possiamo dimenticare le reiterate raccomandazioni della Corte dei Conti, in sede di giudizio di parifica, riguardo a come la regione ritenesse di rendere sostenibile il sistema sanitario regionale.
Aumentare le tasse è sempre la via più semplice, ma ci sono certamente scelte migliori per i cittadini.
La spesa sanitaria peraltro ha raggiunto l’86,53% della spesa corrente, dato ben superiore a quello dell’83,97% del 2020 e dell’86,02% del 2021, anni caratterizzati dall’emergenza sanitaria legata alla pandemia covid-19.
La vicina regione Veneto, con numero di abitanti e caratteristiche simili alle nostre, riesce ad avere un bilancio sano e un’addizionale IRPEF più bassa di quella presente nella nostra regione.
Non ci sono quindi scuse. Il modello emiliano per come lo abbiamo conosciuto non regge più.
Perché è aumentata in modo esponenziale la spesa sanitaria?
Non si può rispondere agli sprechi prodotti dalla gestione pubblica mettendo le mani nelle tasche dei cittadini.
Il comparto sanitario necessita evidentemente di una riorganizzazione virtuosa, anche ad esempio prevedendo un piano di valutazione degli esiti delle cure e riorganizzazione dei servizi andando così, non solo a parole, ma nei fatti, nella direzione dell’attuazione dei principi di efficienza, efficacia, appropriatezza ed equità.
È necessario invece procedere ad un riordino della fiscalità regionale, inserendo un principio di equità che tenga conto, nel calcolo delle imposte, della situazione familiare, come ad esempio il numero dei figli, la presenza di disabili, di anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti.
Marta Evangelisti – FDI
Tommaso Fiazza – LEGA
Elena Ugolini – RETE CIVICA
Pietro Vignali – FORZA ITALIA